“Vivaldi aimait les défis. Simone Toni en raffole. Guettons le dernier volume de l’intégrale annoncée. Le hautbois vivaldien a trouvée son maître.”

Roger-Claude Travers (Diapason)

Vivaldi’s late and particularly rich Oboe Concertos in amazing performances, Simone Toni playing an ‘Angelo di avorio’ (Angel of ivory), an oboe entirely made from one piece of ivory. Toni is a great virtuoso and a fine musician as well. Hence, this Vivaldi is not only energetic, but also opulent, colorful and sensitive. Magnificent!

Remy Franck (Pizzicato)

"Eine himmlisch schöne cd, die sicher auch den Engeln auf ihren wolken gefallen wird"

(WDR 3 TonArt)

In Toni si nota la volontà coraggiosa di individuare un repertorio e uno strumento che a lui risultino perfettamente congeniali e che poi diventino il tramite di esperienze alchemiche, di viaggi astrali.

S. Hastings (Rivista MUSICA)

Este disco es una joya. Por la Mùsica, porque Toni es un magnifico oboista y porque Silete Venti! suena maravillosamente bien

(Scherzo: disco Exepcional luglio agosto 2014)

Chi lo conosce come strumento agreste e pastorale non ha sentito i vortici, le tempeste vivaldiane scatenate dal gruppo Silete Venti!. Fra loro il mirabile solista Simone Toni canta, saetta, implora, salta con il suo oboe eburneo. La fantasia di Vivaldi deflagra: umori contrastanti, colori cangianti, progressioni indiavolate, adagi struggenti.”

G.Gavazzeni (Il Giornale)

"Mit seinem Angelo di Avorio zeigt uns Simone Toni, wie es klingt, wenn sich die Phantasie in den Augen der Wahrheit verirrt. Der Rote Priester Vivaldi hätte seine Freude daran gehabt."

W.Scherer (SWR2 Cluster)

I musicisti, bravissimi, godono della musica, è lampante. E chi ascolta non può fare altrimenti, una vera gioia per lo spirito e per gli occhi.

Fabio Rizzi (Circuito Musica)

“Una grande varietà di colori e di dinamiche, un suono ipersensibile, quasi fragile ma caldo, con languidezze e portamenti che ne accentuano il carattere espressivo e lo fanno assomigliare a una voce soprannaturale.”

Gianluigi Mattietti (Golem)

“Ecco un solista/direttore e un gruppo (italiano) con strumenti d’epoca che fanno suonare ancora originale Vivaldi”

Angelo Foletto (Repubblica)

“E tutti gli interpreti, Simone Toni e il suo gruppo, esaltano con consapevole conoscenza delle prassi storiche e con la massima intensità (ma senza squilibri), l’estro, la varia mobilità inventiva, che appartiene in modo peculiare alla fantasia di Vivaldi con esiti coinvolgenti.”

Paolo Petazzi (Classic Voice)

Il materiale animale dona all’“hotbois” un’anima più fragile e portatrice di grande tensione: c’è poi un che di sensuale in questa musica (e nelle scelte timbriche di Toni e dei suoi) che risulta particolarmente evocativo rispetto all’idea della Venezia in cui le musiche videro la (tenue) luce.

Carlo Fiore (Classic Voice)

Al fascino esercitato dalla timbrica particolarmente vibrante e luminosa dello strumento impiegato, unita a quella dell'intera formazione strumentale Silete Venti , si unisce una trascinante, irresistibile vitalita`, indicativa della gioia stessa del fare musica, una gioia che traspare ad ogni battuta delle singole creazioni presentate.

Claudio Bolzan (Musica, editore Zecchini)

Una finestra spalancata su un universo di colori, dinamiche, vibrazioni. Emozioni che si susseguono incessantemente trasportando l’ascoltatore in un vortice inebriante. Un piccolo gioiello destinato a rappresentare una chiave di volta nella storia dell’interpretazione vivaldiana”

(Magazine Classica di Sky)

Un viaggio meraviglioso, ricco di storie da raccontare e di suoni nuovi da udire.

Immancabile disco del mese G. Formenti (Cd Classico)

Susciterà polemiche ma il don Giovanni “di” Simone toni è già un capitolo della storia critica dell'esecuzione moderna del capolavoro di Mozart.Da oggi sarà imperdonabile, non aver ascoltato e soppesato questo Don Giovanni: amandolo o detestandolo, negandolo o scopiazzandolo. E, comunque, ricavandone un'impressione frastornante.

Angelo Foletto. Repubblica

..e poi la musica, la parola, l’uno aderente all’altro, l’uno a livello dell’altro quasi strumenti e voce fossero un unicum. Don Giovanni corre verso il suo destino senza pause e indecisioni. Una tensione estrema dove tutto è estremamente chiaro, senza mai una sillaba fuori posto. Un brivido insomma: di quelli che non capitano spesso.

Edoardo Tomaselli, Amadeus; disco del mese maggio 2018

Le don Giovanni di Simone Toni c'est un disque somptueux

Denis Grenier Continuo Ckrl

Ci sono dischi che entusiasmano, commuovono, mettono in questione tutte le valutazioni, le graduatorie e le classifiche che nella nostra testa ci siamo fatti a proposito di questa o quella interpretazione, di questo o quel capolavoro, ma mai una registrazione ha sconvolto gli universi musicali che da tanti anni ingombrano la mia memoria come questa del Don Giovanni di Mozart diretto da Simone Toni

Ferruccio Nuzzo, Grey panthers

Il sogno di una vita

Zegna intervista Simone Toni

Details

di Massimo Rolando Zegna


Il 1° e il 3 dicembre al Teatro dell'Arte della Triennale di Milano e il 10, 12, 13 gennaio al Teatro della Pergola di Firenze, sarà eseguito un nuovo allestimento del Don Giovanni di Mozart. Il progetto e la scenografia sono firmati da Barnaba Fornasetti (figlio del celebre Piero e titolare dell'omonima azienda di arti decorative), i costumi e la direzione creativa da Romeo Gigli, la regia da Davide Montagna. L’orchestra di strumenti d'epoca Silete Venti! sarà diretta da Simone Toni.
Da sempre innamorato della musica del ’700, Simone Toni è diventato già giovanissimo primo oboe dell'Orchestra del Teatro alla Scala, nel 1995 si è trasferito ad Amsterdam per dedicarsi interamente al repertorio barocco e nel 2004 ha fondato l'orchestra Silete Venti! Gli abbiamo rivolto alcune domande a riguardo di questo nuovo Don Giovanni.

Come è nata l'idea di questo allestimento?
«Il Don Giovanni rappresenta per me il sogno di una vita intera, trascorsa cercando suoni, vissuta nel folle amore per Mozart. Mai ho pensato che un simile sogno potesse diventare reale... ma al contempo mi rendo conto, tornando indietro nel tempo a ripercorrere tanti momenti della vita, quanto nel nostro percorso umano e creativo il destino e l'invisibile possano essere potente guida. Ricordo bene come il primo giorno in cui ebbi la fortuna di essere accolto nella casa incantata di Fornasetti fui travolto da un pensiero nitido che molto mi emozionò. Di colpo, infatti, mi sentii trasportato in un mondo in cui vedevo Mozart ovunque. Non avevo mai avuto una sensazione così forte: trovavo adesione tra ciò che vedevo in quella casa e ciò che avrei desiderato si legasse a Mozart e al suo teatro. Una visione! Che subito, con l'entusiasmo di un bambino, espressi dicendo: "Barnaba, in questa casa Mozart sarebbe felice!". Penso fossero in assoluto le mie prime parole pronunciate in quella occasione, immagino mi abbia preso per un matto.
Sono passati sette anni, anni in cui da Barnaba sono stato ascoltato e protetto (ha donato a me e a Silete Venti! tre splendide copertine per i cd in cui è registrato il nostro viaggio legato a Vivaldi e l'angelo di avorio), anni in cui un legame di sincera stima e affetto mi ha unito a lui e a tante persone belle che con lui lavorano e "cercano", con ideali alti e liberi. Anni in cui sempre più forte girava nella mia immaginazione il sogno: l'universo incantato di Fornasetti e la nostra ricerca visionaria dei suoni atti a celebrare l'adorato Mozart insieme nel suo teatro.
Lentamente ma inesorabile nasceva il Don Giovanni».

Il Teatro dell'Arte di Milano si addice a una produzione lirica?
«Il Teatro dell'Arte venne concepito dall'architetto Giovanni Muzio come luogo in cui si potessero realizzare spettacoli teatrali musicali. Il suo progetto, infatti, prevedeva la presenza di una buca ed era originariamente in legno, come la boiserie in mogano della balconata. Col trascorrere del tempo la sala è stata inspiegabilmente cambiata con la chiusura della buca e altri successivi interventi. La buca verrà riaperta proprio in occasione del Don Giovanni
Il Teatro dell'Arte è un luogo perfetto per la lirica e sin dal principio, la nostra prima opzione è stata quella di voler inaugurare lì il nostro Don Giovanni, proprio per il valore che quel teatro rappresenta. Milano è città ricchissima di creatività e di competenze, di grandi talenti moderni rivolti all'innovazione e al futuro. Il design, l'architettura e la decorazione sono nella casa della Triennale espressioni di tutto ciò. La Triennale con il suo teatro è lo spazio ideale per testimoniare le energie creative che innervano il nostro Don Giovanni e lo spirito universale che Mozart infonde in esso».

Dopo Milano, lo spettacolo sarà allestito a Firenze.
«Si! A gennaio, nello splendido teatro della Pergola: uno tra i più antichi, belli e ricchi di storia dello straordinario patrimonio artistico italiano. Per noi poter vibrare con Mozart a Firenze, in quel luogo pervaso di magia, rappresenta un dono del cielo. Sarà come un viaggio fuori dal tempo. Un’esperienza per i sensi, per i cuori, per le anime. Ciò che accadrà dopo Firenze non ci è dato ancora sapere. La speranza è quella di poter portare nel mondo la nostra visione del Don Giovanni: per raccontare ovunque gli ideali che ci guidano».

Cosa ricorda del momento della fondazione si Silete Venti!?
«Sono sempre stato un'anima torturata e irrequieta. Da giovane, malgrado la fortuna di poter suonare in orchestre prestigiose, nelle più importanti sale del mondo e sotto la guida di grandissimi direttori, spesso soffrivo così tanto da sprofondare in un buio atroce. In me premeva sempre un desiderio di andare verso Mozart, verso il suo mondo e i suoi suoni. Per questo a un certo punto ho lasciato tutto, per ricominciare da capo. Mi sono trasferito ad Amsterdam dove ho studiato la musica antica e i suoi strumenti. Nonostante il gran numero di orchestre su strumenti d'epoca e la fortuna di essere accolto in alcune tra quelle di maggior rilievo, mi sono sempre sentito fuori posto, esprimevo concetti e visioni che non erano graditi, per cui il sentimento che provavo era quello di un disadattato. Naturale è stato quindi creare un luogo di suoni in cui potessi esprimere la mia anima.
Silete Venti! è un'orchestra fatta di persone belle, di affetti, di strumenti che vibrano insieme nel desiderio di rivelare il potere magico che i suoni avevano sulle anime nell'amato secolo dei Lumi. Ci muove il desiderio di entrare in contatto fisico con i luoghi e con le persone che ascoltano, donando e ricevendo al contempo emozioni. Un'orchestra che risponde alle teorie di Mesmer, che ha come riferimento il cielo stellato di Kant. Un'orchestra mossa da una ricerca direi maniacale sugli strumenti, sulla loro personalità fortissima, per trovare suoni che possano essere ancora rivelati, e attraverso i quali credo sia possibile entrare in contatto con l'invisibile.
Dell’esordio di Silete Venti! ho naturalmente  un ricordo fortissimo e indelebile: a Milano nel 2006 (anno mozartiano), la Gioventù Musicale e il professore Giacomo Fornari – ai quali sarò sempre riconoscente per la fiducia dimostrata – idearono la MozartWoche, e pensarono a me e al gruppo che stavo creando per inaugurarla. Il programma? Le Sinfonie composte da Mozart a Milano e l’Exultate, jubilate eseguiti sotto la direzione di Corrado Rovaris e con la voce splendida di Roberta Invernizzi. Silete Venti! iniziava il suo cammino e lo iniziava nel nome di Mozart». 

Cosa significa eseguire Mozart con strumenti d'epoca?
«Nel nostro caso, significa cercarlo, significa tornare a esprimere suoni nello spazio con i mezzi che possedeva, entrando in contatto con lui nella speranza di poter essere guidati. Questo Don Giovanni ha un valore importante: seppure possa sembrare strano, mai nel nostro Paese, quell'Italia che Mozart ben conosceva e amava, si è rappresentato in teatro il Don Giovanni con gli strumenti del suo tempo».

In che formazione si presenterà l'orchestra?
«Cercare suoni significa cercare anche la composizione delle orchestre per cui queste musiche vennero concepite, i loro equilibri timbrici, la disposizione dei musicisti. Questo ha sempre avuto per me un valore fondamentale. Della rappresentazione del 29 ottobre a Praga sappiamo per fortuna molto. Mozart scrisse il Don Giovanni per un'orchestra composta da soli sei violini, due viole, due celli, due contrabbassi, tutte le coppie di fiati, i timpani e tre tromboni che accompagnavano e sottolineavano la figura ultraterrena del Commendatore tornato dall'aldilà per vendicarsi o per redimere. Leggendo questo elenco di strumenti e il loro numero, subito si percepisce come i timbri e gli equilibri fossero ben diversi da quelli che siamo abituati ad ascoltare. Un'orchestra così composta è in grado di rivelare dinamiche e colori straordinari, esprimere eccessi, travolgere con emozioni a cui non siamo abituati e che invece rappresentano una ricchezza d'inestimabile valore.
Questo però non basta per avvicinarsi il più possibile al mondo di Mozart: l'iconografia dell'epoca testimonia di musicisti disposti in maniera molto differente da quanto avviene oggi. Ho quindi voluto riprodurre tale disposizione e sono molto emozionato al pensiero di ciò che ci attende».

Sarà utilizzata una copia del fortepiano Walter 1782 di Mozart conservato a Salisburgo.
«Si tratta di una questione fondamentale. Sappiamo che Mozart suonava durante le recite in teatro. Ma cosa? Il cembalo o il fortepiano? Insieme a Luca Oberti, musicista di grande talento che sarà tra i protagonisti dell'orchestra, ci siamo immersi nelle ricerche. Indagini che come in un libro giallo ci hanno portato su strade diverse, facendoci pensare a tratti di aver trovato la soluzione, per poi gettarci nello sconforto quando quelle che sembravano prove non si rivelavano tali. 
Il caso – l'invisibile? – ci è venuto infine in soccorso attraverso due "prove" iconografiche e documentali: una silhouette, custodita nella villa Bertramka a Praga, che cattura Mozart intento a suonare il fortepiano, e una lettera (a firma del figlio Karl Thomas) che abbiamo scoperto fortuitamente. Così recita lo scritto: “Il fortepiano era lo strumento prediletto da mio padre a tal punto che non solo lo aveva sempre nel suo studio, ma voleva usare esclusivamente questo e nessun altro strumento in tutti i suoi concerti indipendentemente dal fatto che essi si svolgessero a corte, nei palazzi nobiliari, nei teatri oppure in luoghi pubblici”.
Il dado era tratto, con nostra profonda emozione, e Barnaba ha deciso di finanziare la ricostruzione di una copia fedele. Il fortepiano di Mozart rappresenterà il simbolo del nostro Don Giovanni: i suoni dell'adorato Mozart sullo strumento ricostruito che lui amava, e con una veste "Fornasetti"».

Come è stata costituita la compagnia di canto ?
«Il cast delle voci del Don Giovanni è di sicura rilevanza internazionale e i cantanti sono riconosciuti per la loro tecnica e sensibilità nell'affrontare il repertorio del Settecento. Essere riuscito a coinvolgerli rappresenta per tutti noi una fonte di grande orgoglio. Il mio desiderio è stato quello di riunire un gruppo di voci dalla grande capacità espressiva e in grado di evocare tutte le emozioni e i colori che desidero rivelare. Il lavoro che svolgeremo con gli interpreti sulle voci sarà infatti profondissimo e riserverà molte sorprese: l'emissione, il modo di interpretare i recitativi, l'utilizzo di tecniche che sono state dimenticate e che tuttavia, come testimoniano molti trattati e aneddoti dell'epoca, erano in uso.
I protagonisti sono tutti italiani o comunque di scuola italiana, artisti di grandissima sensibilità musicale. Per le voci maschili, a Milano Riccardo Novaro sarà Don Giovanni, mentre a Firenze il dissoluto sarà interpretato da Cristian Senn. Il milanese Renato Dolcini sarà Leporello, Kristian Adam Don Ottavio e infine Mauro Borgioni interpreterà entrambi i ruoli di Masetto e del Commendatore, così come Giuseppe Lolli fu la voce nei due ruoli nella prima di Praga del 1787. Questa scelta non nasce da un vezzo, bensì testimonia l'intenzione di recuperare modalità che la storia ci ha tramandato. Siamo abituati ad ascoltare un basso profondo nel ruolo del Commendatore, che con la sua voce incute timore e punisce tutti, ma così si toglie alla sua interpretazione i toni dell'umanità, della fragilità e della rabbia di un padre che, se non trafitto da una spada, morirebbe probabilmente comunque di crepacuore. 
Nei ruoli femminili, Raffaella Milanesi sarà Donna Anna, Emanuela Galli Elvira e Lucia Carton Zerlina. Voci volutamente molto diverse tra loro, così da accentuare le differenti personalità. Accomunate però dalla bellezza e dalla sensualità spiccata, qualità fondamentale per tutti i protagonisti del Don Giovanni, che vivono per ammaliare o essere ammaliati».

Per quale ragione sarà eseguita la versione di Praga?
«
La mia ricerca sui suoni e il mio approccio all'opera di Mozart hanno un faro potente e luminoso: così come sempre avviene quando mi appresto a dirigere la mia orchestra, studio e cerco direttamente sul manoscritto, senza i filtri emotivi delle edizioni a stampa. Il manoscritto del Don Giovanni è straordinario, un capolavoro anche alla vista oltre che per ogni singola nota scritta. Il segno di Mozart vola in trance sulla carta da musica senza apparentemente alcun ripensamento. In esso è catturata l'anima di Mozart. Il tratto esprime meraviglie continue e a volte rivela scoperte che il tempo ha soffocato. Così le indicazioni del finale del primo atto con la cancellazione dei fiati al grido di Zerlina, così le indicazioni nei recitativi o le dinamiche, che di suo pugno trasmettono tempeste.
Il manoscritto che seguo è quello steso per la prima rappresentazione di Praga il 29 ottobre 1787 ed è l’unico autografo. In alcuni punti differisce dalla versione rappresentata a Vienna nel 1788 e comporta tagli che possono sembrare “difficili”: a Vienna Mozart aggiunse l’aria di Don Ottavio “Dalla sua pace”, il duetto tra Leporello e Zerlina “Per queste tue manine” e l’aria di Elvira nel secondo atto “Mi tradì quell’alma ingrata".
A questo proposito mi preme spostare l’accento sul piano umano. Sappiamo che Mozart viveva in quegli anni un periodo di cambiamento nel suo rapporto con Vienna e i viennesi. Un passaggio che lo travolse, mutando molto la sua condizione. Protetto e amato dalla nobiltà viennese nei suoi primi anni passati nella capitale, si trovò invece, al suo ritorno a Vienna da Praga, isolato e solo. I suoi ideali, le sue scelte artistiche, la profonda liberà espressa anche nei contenuti delle sue opere davano molto fastidio e soffiavano sulla rivoluzione. Con il Figaro e con Il dissoluto punito era divenuto un pericoloso incendiario. Al ritorno a Vienna, dopo i trionfi praghesi, si trovò in una condizione di estrema fragilità. A suo modo provò quindi a compiacere il pubblico viennese, mutando parte dell’opera scritta per i boemi, intaccando il ritmo drammaturgico con arie aggiunte, e soffocandone in parte la tensione emotiva. Tagliò la scena finale, moraleggiante ma ironica, per concludere con la più drammatica caduta di Don Giovanni all’Inferno.
Togliere l'"antichissima canzon" a sei era un modo per polarizzare l'attenzione sulla fine di Don Giovanni, il dissoluto punito (come poteva piacere ai più moralisti viennesi), mentre il finale di Praga ridicoleggia i sei personaggi che senza la luce di Don Giovanni... si spengono: Don Ottavio abbandonato, Donna Anna disperata, Leporello mediocre... Rendendo il finale giocoso, Mozart a Praga dava levità, rimaneva nella forma appunto del dramma giocoso, e al contempo toglieva peso alla punizione assoluta di Don Giovanni, che del resto.. sparisce. Il vuoto che lascia risulta insopportabile e rivela il suo straordinario potere capace di scatenare passioni estreme».

Può anticiparci qualcosa sull’apparato visivo di questo allestimento?
«
Il trait d’union tra allestimento e musica di Mozart è sicuramente il risultato emotivo di forte impatto. Le scenografie, basate su temi tratti dall’archivio di Fornasetti, accompagnano il dramma giocoso istante per istante. Per esempio, le carte da gioco sono il simbolo della leggerezza e dell’eterno imprevisto così come i visi emblematici delle varie identità di donne ricordano in maniera ossessiva il tema portante dell’opera. L’apparato visivo arricchisce e sottolinea la straordinaria concezione artistica di quest’opera».

Source Amadeus · Date Nov, 2016